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. Un elefante in cucina


. Come mai le conchiglie sono vuote (parte 3)


. Come mai le conchiglie sono vuote (parte 4)


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. I rinoceronti della notte


. Polifemo, amore mio


. Intervista a Marina Valcarenghi


. Come mai le conchiglie sono vuote (parte 6)


. Lacrime di granito. A Mauthausen.


. Cara. Costanza Miriano


. Diario di un cappellano ospedaliero. Intervista.


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. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese


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. L'insonnia della ragione genera mostri


. I CATTOLIQUIDI


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. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 8


Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 9


. Il cuore di Te Fiti e l'orrore (inconcepibile) di Te Ka


. ExData: Caro don Ciotti

Giuseppe Bonvegna     Vedi articoli   Chiudi articoli

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Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 9


11.1.4. Chiesa e società
Abbiamo sinora visto come nella seconda metà del secolo alcune nuove forze si siano presentate sul proscenio storico come interlocutrici delle vecchie e nuove classi popolari. Anche la Chiesa cattolica continuava a rivestire un importante ruolo sociale. La specificità della tradizione ecclesiale in campo assistenziale, in rapporto al paternalismo dei governi asburgico, napoleonico ed italiano, è individuato bene da Edoardo Bressan:
'… se da un lato la beneficienza non è sufficiente a rimediare alla disuguaglianza delle fortune – né così viene intesa dalle classi abbienti che la gestiscono – dall'altro viene obiettivamente incontro a esigenze reali.' [E. BRESSAN, Azione caritativa e sociale nelle età moderna e contemporanea, in AA.VV., Chiesa e società, Appunti per una storia delle diocesi lombarde, Storia religiosa della Lombardia, Brescia 1986, p.301]
Il concretarsi dell' azione caritativa cristiana, di fronte alla forte ripresa del pauperismo in Lombardia nella prima metà del XIX secolo e di fronte all' inadeguatezza delle misure realizzate dalle diverse amministrazioni civili, conobbe due momenti: uno profetico e uno istituzionale. Quest' ultima fase descrive il fenomeno della presenza di cattolici nelle Congregazioni di carità e nei consigli ospedalieri, tesa a salvaguardare l'ispirazione originaria di tali enti. Era questa una preoccupazione tanto più presente, quanto più vivace era il ruolo dei cattolici nel tessuto sociale locale. Tuttavia questo aspetto è ben lungi dall' esaurire la ricchezza dell' iniziativa cattolica; infatti 'c' è un altro fenomeno che si accompagna alla nascita di una concezione e di una prassi 'borghese' di assistenza...: la nascita ...di una beneficenza che sorge spontaneamente dal basso, dalla società civile e dalla Chiesa.' [Ibidem, p.300]
La prima metà del secolo vide il fermentare di iniziative nuove, spontanee, rivolte a chi non era raggiunto o anche escluso dall'intervento pubblico. In realtà, dietro a questo ruolo di 'supplenza', si fronteggiavano concezioni della società profondamente diverse: da un lato il giurisdizionalismo asburgico o napoleonico, con il suo atteggiamento paternalistico, dall' altra una visione cattolica, in cui il povero è 'imago Christi' (109). Un contributo a distinguere questa 'diversità' della carità cristiana da qualsiasi altra azione umanitaristica, ci viene da una intensa riflessione di monsignor Federico Sala, già vescovo di Famagosta, in occasione degli esercizi tenuti alle Sorelle della Visitazione di Santa Maria, nel Duomo di Milano nel giugno degli anni 1897-1899:
'..Dove sono ora simili discepoli, [si riferisce ad un episodio della vita di S. Pacomio, ndr.] simili cristiani ? Ora nella nostra società si è fatta un' amalgama di ogni sorta di gente: cristiani, cattolici, protestanti, israeliti, materialisti, atei e tutti vantano la carità, la beneficenza, ne fanno, mostra e pompa e trovano nuovi modi di promuoverla. E dunque come si farà a capire? Sarà tutta carità ad un modo? Forse l'apparenza potrà ingannare; ma bisogna distinguere tra umanesimo, filantropia e vera carità. La distinzione ultima è quella di amare come amava Gesù Cristo e per le ragioni per cui ha insegnato d' amare. Per amore di Gesù Cristo, per amore di Dio, quindi non trascurando il bene del corpo, ma mirando a quello dell' anima - non per motivi umani di plauso e di pompa, ma per amore di Dio - e quindi generosamente senza interesse, quindi tutti senza eccezione, non guardando a meriti e contro i meriti. Noi stessi interroghiamo la nostra coscienza e vediamo il perché che ci muove. Se è Gesù Cristo, la sua volontà, per piacere a lui, per beneficare lui stesso ne' poveri a mirando alla loro salute eterna, e sia pure per avere una moneta celeste, perché anche questa è voluta da Gesù Cristo e per darcela ha dato il sangue, ma al fine che questa moneta celeste la procuriamo anche ai fratelli, allora è carità buona e possiamo consolarci d'essere cristiani veri.' [F.SALA, Pensieri sopra il Sacro Cuore di Gesù a commento del discorso dell' Ultima Cena, proposti e svolti nel giugno 1897 e 1899, trascritti e ordinati dalle Sue Figlie della Visitazione -Edizione riservata, Milano 8 dicembre 1904, pp. 21-22]
Da qui la fecondità delle iniziative dei cattolici nella società: con la Restaurazione, approfittando di un miglioramento delle condizioni dei cristiani rispetto alla antireligiosa dominazione napoleonica, la diocesi ambrosiana poté assistere al proliferare di azioni caritative cattoliche. Milano fu, per esempio, un terreno fertile per quelle Amicizie Cristiane , di cui abbiamo già parlato altrove: vi aderirono personalità di primo piano, come il conte Francesco Maria Pertusati, monsignor Francesco Zoppi (il prevosto di S.Stefano, nonchè futuro vescovo di Massa), il conte Giacomo Mellerio e la contessa Carolina Trotti Durini. Queste associazioni, con il ritorno degli austriaci, poterono abbandonare la clandestinità, ridenominarsi Amicizie Cattoliche ed attuare una serie di iniziative di carità, sia attraverso la Pia Unione di Carità e di Beneficenza, la cosiddetta 'Società del Biscottino', sia promuovendo opere nuove di apostolato, come oratori per la gioventù. Molto attive furono pure le diverse congregazioni di religiosi che, approfittando delle favorevoli condizioni della restaurazione, svolsero una fervida attività in favore dei diseredati. Se da un lato il periodo in cui il soglio di Ambrogio fu occupato dal conte Carinziano Gaetano Gaisruck non fu propizio ad alcuni ordini religiosi, come i Gesuiti e gli Oblati, uno slancio nuovo fu impresso alle altre congregazioni, nuove o tradizionali: così i Fatebenefratelli ripresero a curare gli ammalati, distinguendosi nella cura dei colerosi nel 1836, ai quali fu destinata una intera sala della loro casa di cura. Le suore salesiane di S. Sofia poterono dedicarsi all' educazione di una quarantina di fanciulle milanesi, alle quali venivano impartite lezioni di francese, musica e disegno. I chierici regolari di S. Paolo (i barnabiti), il cui ordine era stato sciolto nel 1810, si rifondarono il 13 novembre 1825, riaprendo la propria sede presso la parrocchia di S. Alessandro, dove poterono ricominciare a svolgere i propri compiti scolastico-educativi; fu riaperto anche il monastero delle agostiniane ambrosiane del Sacro Monte di Varese il 5 febbraio 1822, con una scuola femminile interna, secondo la consuetudine austriaca. Più tempo occorse per ripristinare -dopo la dispersione del settembre 1811-, l'ordine delle orsoline, congregazione conosciuta per le attività di educazione ed istruzione in favore delle fanciulle più povere. Il ripristino ufficiale avvenne solamente nel 1844, dopo che già nel 1841 un piccolo nucleo che era rimasto raccolto attorno a Maddalena Barioli, già terziaria francescana, e a monsignor Pietro Giglio, canonico di S. Ambrogio (il quale aveva loro temporaneamente offerto loro ospitalità in parrocchia) aveva trovato una nuova sede presso l'ex monastero cistercense di San Michele sul Dosso.
'Furono però soprattutto le nuove comunità religiose a incarnare più di altre il rinnovato spirito di carità e di apostolato, con un infaticabile zelo missionario teso a rendere visibilmente presente fra la gente Cristo e la Chiesa.' [La bibliografia sulla vita di questi ordini è molto vasta: noi ci limitiamo a indicare, per esempio, a proposito delle figlie della carità della marchesa Maddalena di Canossa, E. CATTANEO, Restaurazione e riparazione religiosa nella seconda metà dell' Ottocento, cit., p. 9, ndr]
Tra questi nuovi ordini ricordiamo anche le suore canossiane, e le suore di carità, dette anche suore di Maria Bambina. Le prime giunsero a Milano nel 1816, dietro le insistenze della già citata contessa Trotti Durini: furono ospitate da monsignor Zoppi in via della Signora, dove aprirono una scuola per le fanciulle povere, assistendo malati ed indigenti ed aiutando il parroco nell' insegnamento catechistico. Le religiose poterono erigere un proprio istituto solo il 10 settembre 1823, con l'approvazione del cardinal Gaisruck, dopo avere superato alcuni intoppi con l' amministrazione austriaca, che ancora faceva pesare la propria impronta giuseppinista. Nel 1842 giunsero in diocesi le suore di Maria Bambina, il cui ordine non rappresentava che l''emanazione' italiana - fondata dalle sante Vincenza Gerosa e Bartolomea Capitanio -, della congregazione francese di santa Giovanna Antida Thouret: le appartenenti a questo ordine si distinsero per l'opera misericordiosa prestata in favore dei malati presso l'ospedale Fatebenesorelle - Ciceri prima e l'Ospedale Maggiore di Milano poi. Va ricordata inoltre in Milano la nascita, nel 1838, della congregazione delle Marcelline di don Luigi Biraghi e Marina Videmari, la cui attività principale fu di carattere pedagogico. Risulta quindi evidente che la diocesi di Milano, durante il XIX secolo, fu il luogo in cui attecchirono nuove ed originali esperienze di carità e in cui poterono sorgere forme spontanee di spiritualità cristiana:
'Allo stesso modo del clero regolare, sacerdoti e laici ambrosiani si impegnarono in quei decennisia nei tradizionali campi dell' assistenza, sia 'ripensando' i propri interventi caritativi sulla base dei mutamenti socio-economici intervenuti. In tale senso vanno lette le varie iniziative e le varie realizzazioni, alcune delle quali davvero 'originali', che vennero moltiplicandosi in quel periodo.' [M.PIPPIONE, Tutela austriaca.., cit., p.719]
E', infatti, una tradizione di pietà, quella lombarda, che ha una forte connotazione pratica e operativa; se da un lato, infatti la spiritualità in Lombardia, nella prima parte del secolo, si muove secondo due linee dell'abbandono alla volontà divina e della carità, appare evidente come nel contesto post-unitario:
'il problema emergente di spiritualità possa essere considerato quello dell' azione: azione sociale prima; inserimento nel quadro politico poi. Azione che prolunga ma anche qualifica diversamente la 'carità' del mondo spirituale italiano del primo Ottocento: e pone in termini nuovi sia l'esigenza di 'pensare' l'azione..., sia le condizioni dell' azione del cristiano.' [G.MOIOLI, Fermenti di spiritualità nell' Italia settentrionale post-unitaria. Note di lettura, in 'La Scuola cattolica', 106 (1978), p.453-455. Il Moioli aggiunge che questa è la situazione descritta dalle storie del movimento cattolico, nelle quali, però, raramente viene adeguatamente valutata la 'portata' spirituale: 'Se in gioco è la qualita cristiana di un' esperienza e di una presenza...sarà qui che bisognerà trovare il criterio di valutazione: quindi dalla concretezza, dalla genialità ma anche e, prima, dall' autenticità con cui essi vengono assunti assimilati, integrati e proposti come linee di orientamento operativo per la realizzazione di autentiche personalità cristiane in azione.']
Tutte le iniziative caritative qui descritte, risultano comprensibili solo se collocate nel loro rapporto con la vita della Chiesa e nella loro prerogativa di essere esperienze di carità cristiana; una lettura di carattere unicamente sociologico ne ridurrebbe inevitabilmente il significato, la portata e l'originalità. Per comprenderlo maggiormente leggiamo un lungo brano di un sacerdote, autore di alcuni libri devozionali e, in gioventù, amico di militanza di Filippo Meda:
'Giovani amici, or sono alcuni anni pubblicando un libriccino dedicato all' amico e maestro Filippo Meda eccitava l'ardente schiera dei compagni di fede e d' azione, a trarre la propria energia dall' altare. Laico io allora, era ultimo nelle file militanti; oggi, sacerdote di Cristo, che me poverissimo degnò di chiamare per collocarmi fra i principi del suo popolo, con maggior vivezza sento il bisogno di ripetere a voi la stessa esortazione, a voi che, assetati di giustizia e di amore, venite ad aggiungervi alle schiere operose. Vi siete avanzati alla vita libera, e avete dato uno sguardo intorno a voi e comprendeste quali lotte si agitino, quale turbine avvolga la società. Vedeste il male che che solleva ostacoli fra la scienza e la fede, tra la Chiesa e lo Stato, tra coloro che hanno e coloro che nulla possiedono, fra padroni ed operai: vedeste anarchici che aspirano a tutto distruggere, ed anime codarde e gaudenti nelle sozzure della terra: e voi, voi che anelate alla santa libertà dei figliuoli di Dio sdegnosi contro il male..., volete svolgere invece ogni vostra attività e impiegarla a diffondere il regno di Cristo (...). Ove troverete, o amici, questa forza questa generosità, questa abnegazione? Oh si: prima di operare per ricondurre a Gesù benedetto questa società dimentica, andiamo, prostriamoci noi stessi ai suoi piedi: prima di cominciare la guerra contro le potenze del male collegate ai danni della Chiesa, vinciamo nella lotta interiore... lotta che educa... alla indifferenza...dinanzi alla riuscita dell'opera nostra personale, come alla disfatta (...). Preghiamo...e nelle lostre case, e ai piedi degli altari di Maria, e inginocchiati davanti al tabernacolo, chini in atto di ossequiosa adorazione o fissi a quella porticina il nostro tesoro, la nostra forza 1' amore (....). Non vi turbi di soverchio il pensiero dell' esito del vostro lavoro: lasciatene a Dio la cura: siate umili pensando che l'opera di ognuno è assai piccola dinanzi alla grandezza della causa: siamo servi inutili. Esultate pure sperando che un ordine nuovo dia al popolo il benessere materiale con una ripartizione più equa dei beni: che un giorno il diritto sia signore della forza: che i trionfi dell' età dei comuni, delle cristiane democrazie tornino a consolare la Chiesa: che il mondo moderno paganeggiante sia riconquistato alla fede. A Dio segnare il giorno, l'ora del del trionfo. Gradite pertanto, giovani fratelli, questo libriccino col quale intendo offrirvi un alimento alla vostra pietà.' [Gian Domenico Pini, Preghiamo, Milano 1900, pp. 5 - 11]

Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 9 - Claudio Mercandelli - 28.10.2017 - Visite: 10

 
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