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Autori e titoli

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Adelio Valsecchi     Vedi articoli   Chiudi articoli

Alberto Borsò     Vedi articoli   Chiudi articoli

Claudio Mercandelli     Vedi articoli   Chiudi articoli


. Quando gli studenti chiedono ...le dimostrazioni dell'esistenza di Dio


. INTERVISTA A MARA MAIONCHI


. INTERVISTA A MAX BRUSCHI, IDEATORE DELLA RIFORMA DEI LICEI


. Intervista ad Azer Sherif, responsabile per il rapporto con i cristiani copti presso Io-Amo-l'Italia


. CRISTIANI NEL MIRINO: intervista a Magdi Cristiano Allam


. Il tradimento del Padre


. A scuola da Jung - Intervista a Daniele RIbola


. “Ne è valsa la pena?”. Dell’amore, il dolore e la metafisica.


. L'11 settembre e il nemico necessario


. Il vulcano e la psiche


. E Dio disse Bang


. Perlplessità educative davanti agli incidenti di Roma del sedici ottobre


. Piove, governo ladro


. Il tempo verticale


. Camus e il tempo verticale


. ALE E FRANZ_ Così osserviamo il mondo da una panchina (da Il Sussidiario 23/11/2011)


. Cannibalismo giuridico e legge 194


. Il caffé degli uomini buoni


. Due o tre cose che ho capito della psicoanalisi


. Dubno. Un racconto dall'orrore.


. Il male frequente. La plausibilità dell’orrore. Dal silenzio di Eugenio Pacelli alla riflessione di Raphael Lemkin


. La scuola ai tempi di Internet


. Insegnamento della religione e nuove tecnologie (da "Tempi" 15/3/2012)


. Il diritto e la paranoia


. L'amore ai tempi di Facebook


. Insuccesso scolastico e sindrome di Stoccolma


. Io, Maggie e la Luna (prima parte)


. Io, Maggie e la Luna (seconda parte)


. Io, Maggie e la luna (terza parte)


. Diritto alla terapia e diritto alla morte. Alcuni paradossi.


. The Inklings


. Così la paranoia ha infettato la politica. Intervista a Luigi Zoja. Il Sussidiario 20 aprile 2013


. Giorgio 2:0


. Legge morale, contrizione e l'attrazione dell'Abisso


. Persona e territorio


. L'altro Zen


. Ti ricordi?


. Cos'è un immaginario collettivo?


. Cos'è un immaginario collettivo?


. Come mai le conchiglie sono vuote (parte 1)


. Come mai le conchiglie sono vuote (parte 2)


. Lettera ad Alessandro D'Avenia


. Un elefante in cucina


. Come mai le conchiglie sono vuote (parte 3)


. Come mai le conchiglie sono vuote (parte 4)


. Come mai le conchiglie sono vuote (parte 5)


. Almeno uno (prima parte)


. Almeno uno (seconda parte)


. AAA


. I rinoceronti della notte


. Polifemo, amore mio


. Intervista a Marina Valcarenghi


. Come mai le conchiglie sono vuote (parte 6)


. Lacrime di granito. A Mauthausen.


. Cara. Costanza Miriano


. Diario di un cappellano ospedaliero. Intervista.


. Dalla parte di Lucignolo.


. Elogio del Registro Elettronico


. Il metodo NON è imposto dall'oggetto


. EXDATA. Viola del pensiero, viola del Mistero


. Ripensare l'obbligo scolastico


. Abracadabra, la scuola che vorrei...


. ExData- Una bella predica


. E ora la pubblicità


. ExData- La Rupe Tarpea, il professore e la sfiga che ci vede benissimo


. ExData- Venne il giorno in cui Marcello superò il dilemma di Thomas Eliot


. ExData- Vittime & Vittime


. ExData- Il (nuovo) pensiero giuridico


. ExData- VM18: il divieto di modificare l'articolo 18, e la pornografia sindacale


. Dio, e il Dio di Giulietta- 1. La parola Dio.


. ExData- Schwarzer Uber Alles


. Dio, e il Dio di Giulietta- 2. Eros e Thanatos


. Corso per fidanzati. 1.


. Corso per fidanzati. 2.


. Corso per fidanzati. 2.


. Corso per fidanzati. 3.


. Corso per fidanzati. 4.


. Corso per fidanzati. 5.


. Corso per fidanzati. 6.


. Ex Data- Perché abbiamo paura del buio


. Movieland - Revolutionary Road


. Racconto ospedaliero


. Penelope


. La buona scuola non scende in piazza.


. Movieland: Il Dolce Domani


. ExData - Siate buoni se potete (ma siate perversi se dovete).


. Liberi Tutti - Elogio della infedeltà


. Sulla famiglia naturale


. Movieland - The Bridge


. Insegnanti, uomini invisibili


. LE STRABILIANTI AVVENTURE DI MAINIENTE, STRAPPO SOFFICE A QUATTRO VELI. 1


. LE STRABILIANTI AVVENTURE DI MAINIENTE, STRAPPO SOFFICE A QUATTRO VELI. 2,


. Con le spalle al muro


. Con le spalle al muro


. LE STRABILIANTI AVVENTURE DI MAINIENTE, STRAPPO SOFFICE A QUATTRO VELI. 3


. Parigi, una controriflessione


. La Mancanza


. La Mancanza


. Il dolore degli altri


. Non cade foglia


. Lâ??OMICIDIO DI ROMA E LA CROCE ARMATA DI ADINOLFI


. La toponomastica del terrore


. LE STRABILIANTI AVVENTURE DI MAINIENTE, STRAPPO SOFFICE A QUATTRO VELI. 4


. LE STRABILIANTI AVVENTURE DI MAINIENTE, STRAPPO SOFFICE A QUATTRO VELI. 5


. LE STRABILIANTI AVVENTURE DI MAINIENTE, STRAPPO SOFFICE A QUATTRO VELI. 6


. Il segreto del Salice - 1


. La leggenda del Salice - 2


. Il segreto del Salice - 3


. Il segreto del Salice - 4


. Il grande Amok che si allunga sull'Europa


. Quando la terra trema


. Lettera a un insegnante


. LA SCUOLA DELLE EMOZIONI


. Inside Out


. Chapeu, Monsieur Macron


. Lettera a Roberto Cotroneo


. @


. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese


. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 2


. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 3


. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 4


. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 5


. L'insonnia della ragione genera mostri


. I CATTOLIQUIDI


. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 6


. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 7


. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 8


. Ascoltare la Messa, in alcuni libri devozionali dell'800 milanese 9


. Il cuore di Te Fiti e l'orrore (inconcepibile) di Te Ka


ExData: Caro don Ciotti

Giuseppe Bonvegna     Vedi articoli   Chiudi articoli

Maria Rosa Tavecchia     Vedi articoli   Chiudi articoli

Stefano Biavaschi     Vedi articoli   Chiudi articoli

ExData: Caro don Ciotti


Ho ritrovato una mia riflessione epistolare, datata 2010, in cui rispondevo a un'altra, pubblicata su La Stampa, da don Ciotti. Il tema era, in teoria, quello dei crocifissi nelle nostre aule. Ma lo spunto offriva a mio avviso, un'opportunità per riflettere sul mondo della scuola in quanto tale. Ebbene, mi riconosco tuttora nelle cose che scrissi sette anni fa:


Caro don Ciotti
ho letto il suo intervento sulla vexata quaestio del crocefisso, pubblicato l'altro ieri su “La Stampa”, e non ho potuto fare a meno di desiderare rispondere. Lei vi dice una cosa- mi passi l’immagine- sacrosanta, invitando a spostare il focus della percezione dalla bagarre ideologica di questi giorni e a scantonare il simbolo della cristianità dalla carità pelosa di quelli che lo usano ad hoc come un martello vuoi per i respingimenti (culturali, sempre culturali…), vuoi per riaffermare sacre tradizioni cui essi si dimostrano interessati a spot e di chi vuole togliersi l’ultimo sassolino della scarpa per scagliarlo contro l’antagonista di turno. In questo appello mi ci ritrovo completamente. Però non credo di riconoscermi nella ingenuità e nel (mancato) senso di opportunità con il quale questo appello è stato lanciato. Perché per ideologica e sterile che sia, una zuffa ha bisogno di due antagonisti, e prestarsi tanto facilmente al gioco degli attaccabrighe, non si fa il vantaggio dei giovani. Il problema non è infatti quello di mettere i crocefissi, o di ripristinare il potere temporale della chiesa cattolica, ma semplicemente quello di riconoscere che essi lì vi fossero da tempo, in qualche modo legati alla stessa storia di una istituzione che preesiste alle conquiste risorgimentali. Di più… si tratta di avere l’onestà intellettuale di non scambiare per laicità o tolleranza quello che è tout court un gesto di “allergia alla differenza”, come l’atto di chi inducendo pretestuose sofferenze tipo Sindrome di Stendhal negli studenti italiani, ricorre ad una corte europea per rimuovere quel simbolo da tutta Italia, con i crismi del delirio di onnipotenza di uno che per accendersi una sigaretta dia fuoco al Borneo.
Perché in questa iconoclastia da quattro soldi, io vedo almeno un paio di mistificazioni tanto evidenti che, per il contrappasso della invisibilità della nudità dell’imperatore, nessuno o quasi ha colto in questi ultimi giorni. La prima è che, giusta o sbagliata, la secolarizzazione è un fatto, e l’egemonia della chiesa cattolica che estenderebbe la sua longa manus sulla scuola statale italiana, è una sciocchezza infinita. L’ablazione di quei due legnetti non ha il preteso significato di riaprire una nuova breccia di porta Pia in un ordinamento dove gli insegnanti sarebbero ancora sgherri al soldo del Vaticano. Farà comodo farlo credere da di chi deve costruirsi una l’aurea di un nuovo Mazzini, ma non è così. Questa torbida operazione ha viepiù la fisionomia del colpo di grazia con il quale una buona impresa di derattizzazione, dopo essersi adoperata a lungo con trappole, va a riempire gli interstizi tra muri e piastrelle a che non abbia più a vedersi un roditore. Si mistifica per libertà la kripteia (sempre culturale, of course) con la quale periodicamente i giovani virgulti del laicismo spartano, si dilettano nella caccia dell’ilota cattolico, e dei suoi residui simboli.
Ma anche questa operazione è in fondo legittima. Squallida, ma legittima
Quello che invece non ci sta proprio, è il racconto di una scuola che non esiste. E della tutela e preservazione di un sistema, quello educativo italiano, che viene descritto come trasparente e fertile terreno ove la pluralità e la diversità vengono favorite. Mai descrizione fu più mendace. Faccio l’insegnante da venti anni, nei crocefissi non mi ci sono mai imbattuto e francamente non ne ho mai sentito l’esigenza. Continuo a ritenerlo un non problema. Ma il grande assente della scuola italiana è proprio quel pluralismo che oggi si invoca per reprimere uno degli ultimi segni di diversità. Il problema non è affatto la presenza dei crocefissi, ma l’assenza di persone, culture, popoli che in quello o altri simboli si riconoscano. Perché la scuola italiana non funziona come un contenitore duttile e neutrale, pronto a recepire ogni variegata visione del mondo, ma come un frullatore, dove la diversità viene triturata, omogeneizzata e vomitata sul basso mercato dell’istruzione. Le pareti bianche degli istituti non sono lì a menzionare questo? Si fa presto a parlare di “grandefratellizzazione” della cultura, come hanno strillato molti opinion leader in questi giorni. Ma il vero problema non è la presenza (o la mancanza fa lo stesso) di simboli, quanto che, se non ne esistono, è perché mancano le persone che sappiano cosa vuol dire riconoscersi in qualcosa. Persone che in nome di quella diversità giudichino il mondo in modo eterogeneo.
Quando l’unità del paese fu un fatto, un punto cruciale fu evidenziato da Massimo D’Azeglio nel suo quel lugubre presagio, “Abbiamo fatto l’Italia, facciamo gli italiani”. Pier Paolo Pasolini molti anni dopo, parlando di omologazione, mostrò quanto quel processo si fosse spinto in avanti. La scuola non funziona infatti come un riuscito melting pot, ma come un congelatore dove il contenuto prende inevitabilmente la forma che il contenitore le impone. Lo chiamano “formare”. Operazione facilitata proprio dalla assenza di antropologie, religiose o no, ed orizzonti di senso all’interno dei quali diversamente ascrivere le strutture e i contenuti dell’apprendimento.
Se si aggiunge poi che il vuoto in natura non esiste, e che un pensiero dominante (e non cattolico) invece sì, ecco che il quadro viene a fuoco, e che la scuola sebbene forse non arrivi ad indottrinare, quantomeno banalizza e massifica le forme di consenso con la quali i ragazzi, negli anni del liceo, diventano carne per il cannone delle ideologie di turno. Peraltro sempre le stesse. Autogestioni, occupazioni, palingenetiche proteste contro i succedenti ministri della pubblica istruzione, raccontano di cervelli portati all’ammasso, dove la facilità del consenso è garantita da mezzi e mezzucci e dal bassissimo livello di responsabilità e consapevolezza richiesti per aderire. Se poi succede che “un picchetto” (definizione sufficientemente datata da essere entrata a pieno diritto nella letteratura scolastica) impedisca ai pochi studenti recalcitranti con una catena- non un crocefisso!- l’ingresso della scuola, i benpensanti, siano insegnanti, genitori o giornalisti, si girano semplicemente da un’altra parte. Fallendo nell’unica missione che possa qualificarsi ancora come “educativa” in senso pieno. E tutto scorre uguale, come se nulla fossa accaduto.
Caro don Ciotti, vuole davvero preservare i giovani da una crocefissione che più ideologica non si può? Li aiuti a capire chi sono, e che non c’è nessuna libertà nella ostentazione, non dei crocefissi, ma della paura di poter essere qualcosa. Non vada quindi a ingrossare le fila di quelli che, al grido di “dagli al Talebano” montano una tale bagarre sul nulla. Dimenticando che i Talebani furono quelli che tirarono giù i meravigliosi Budda di Bahamian.
In fondo sempre di fondamentalismi si tratta.
Un saluto

ExData: Caro don Ciotti - Claudio Mercandelli - 13.11.2017 - Visite: 2

 
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