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Il sindacato ANAPS CONFSAL sostiene gli insegnanti laureati esclusi dal concorso abilitante per insegnanti di sostegno


DI Vittoria Camboni


Con il decreto 92/2019 il Ministro Bussetti ha disposto le direttive per il reclutamento degli insegnanti di sostegno. Il decreto stabilisce l’attivazione di un corso specializzante su sostegno il cui titolo sarà requisito necessario per l’accesso al prossimo concorso scuola. Con stupore dei professionisti che si sono sempre spesi nella formazione per l’acquisizione di competenze, nel decreto si legge che i criteri di accesso sono apertamente svalutanti nei confronti di chi ha una formazione più avanzata. Vi è infatti l’equiparazione tra un laureato con i 24cfu (oppure con servizio) e semplice ITP. Cioè, per esempio: un laureato in economia e commercio privo dei 24 cfu non può specializzarsi su sostegno, laddove invece può farlo il semplice ragioniere.   E’ incredibile che non si consideri il semplice concetto di titolo assorbente, ma non è questa la parte peggiore del decreto. Seguendo il principio per cui ai laureati sono chiesti 24 CFU in materie afferenti alle scienze umane, ritenuti fondamentali per la formazione di un docente,  appuriamo da una parte la necessità di responsabilizzare i docenti sull'acquisizione di competenze base in campo umanistico, dall'altro l'accettazione - nella specializzazione per il docente di sostegno - dei candidati che meno si avvicinino in assoluto a quel tipo di preparazione. Quel che risulta davvero sbalorditivo è il fatto  che anche i laureati che abbiano un titolo attestante una preparazione prossima a quella delle discipline del corso di specializzazione siano considerati non idonei ad accedere al corso senza l’attestazione dei 24 CFU. In pratica, un diploma di istituto alberghiero risulta prerequisito di idoneità mentre una laurea in psicologia o in pedagogia, a cui manchi qualcuno dei 24 cfu previsti (che, ricordiamo, sono a pagamento), persino con scuola di psicoterapia successiva, non è prerequisito di idoneità al corso di specializzazione di sostegno scolastico. Possibile che sfugga che le discipline presenti nel corso di specializzazione per sostegno siano le stesse presenti nei corsi di laurea di pedagogia o di psicologia? Oltre questa considerazione, non si capisce perché non accettare il laureato che venga da settori disciplinari diversi dalle scienze umane (biologia, matematica, ingegneria, medicina ecc..) senza i 24 cfu ma, invece, accettare i diplomati tecnici che, comunque privi degli stessi cfu, hanno una formazione meno avanzata e di senso opposto alle discipline di scienze umane.
Secondo le argomentazioni poste in essere, infine, sulla necessità di reclutare altri docenti, stupisce la constatazione di tanti posti vacanti laddove è realtà sperimentata da molti di noi che, pur essendo in terza fascia con il massimo del punteggio da titolo di laurea, in alcune province non hanno mai avuto incarichi a scuola ma sono costretti a lavorare nelle cooperative del settore scolastico-educativo.   Come se non bastasse, perplime che un docente con esperienza sia considerato alla stregua di chi non ha né titoli né esperienza e che, in prospettiva, sia destinato allo scavalcamento per non accettare di fare un percorso costruito sulla sua svalutazione e a pagamento. L’esperienza sul lavoro è valore aggiunto fondamentale e gli ITP dovrebbero seguire semplicemente una graduatoria specifica per materie di laboratorio. Quale datore di lavoro tratta i portatori di esperienza, che rivendichino il curriculum formativo, come degli usurpatori? Il nostro Stato lo fa e, facendolo, paga lo stipendio a chi ha meno competenze base da curriculum.   Questa situazione, lungi dall’ampliare il ventaglio delle possibilità lavorative per tutti (laureati e diplomati) pone un grave discrimine in capo alla categoria oggettivamente più preparata e, di conseguenza, in capo ai ragazzi delle nostre scuole. Personalmente non comprendo il motivo per cui non sia nemmeno prevista la categoria dei laureati in Musicoterapia presso i Conservatori statali.  Eppure il principio ispiratore di questo decreto, ovvero la specializzazione dell’insegnante di sostegno, è più che corretto. Come ci si può perdere in modo così goffo nel perseguimento di questo principio? Il documento, infatti, non prende proprio in considerazione i criteri di merito riguardo la formazione che, ricordiamo, non si riduce a un titolo ma ad un percorso che quel titolo attesta! Tutta questa operazione crea il pericoloso precedente della svalutazione dei percorsi formativi in generale, compreso quello che si sta attivando (tra l’altro a costi e condizioni proibitivi), espone i docenti alla ulteriore perdita di credibilità e, soprattutto, i ragazzi all’abbandono educativo; il tutto sulle spalle di docenti o aspiranti docenti che hanno sempre creduto nell’ avanzamento degli studi come strumento per formare individui e società, i quali hanno - per forza di cose, per via delle responsabilità che di norma sono in capo a chi ha una età meno giovane - meno disponibilità di tempo e di spostamento nelle sedi di quelle poche università preposte, per seguire altri corsi a pagamento (e che pagamento!) e con frequenza obbligatoria. Di fatto, questo Tfa sostegno su scuola secondaria rischia di essere una gigantesca operazione di mobbing o, per dirla con Gadda, un gran pasticciaccio.   Appena dopo la pubblicazione del decreto - superato lo sbigottimento iniziale - si è costituito un gruppo Facebook di docenti e aspiranti docenti di sostegno che non ci stanno a vivere nella svalutazione del loro percorso formativo e, come se non bastasse, ad essere di fatto esclusi dal corso specializzante, dunque dal concorso abilitante per insegnanti di sostegno. I professionisti del settore pedagogico/educativo/psicologico e riabilitativo, che sono formati per rispondere alle esigenze dei bambini, dei ragazzi e della società secondo un’ottica sistemica, lanciano l’allarme su tale modalità di reclutamento dei docenti di sostegno. Il gruppo si chiama “Riconoscimento del merito della carriera di studio ai laureati” e chiede al Ministro Bussetti di operare le integrazioni necessarie al decreto appena emesso: integrazioni volte a privilegiare il principio di equità in luogo del principio di uguaglianza, a partire dal riconoscimento fattivo del curriculum dei professionisti intenzionati a specializzarsi sul sostegno scolastico.   Vittoria Camboni.



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