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Non c'è nessun pre-accordo con la CEI e il Miur per il concorso degli IdR. Giarrusso è stato smentito.



Interrogazione a risposta immediata sulle dichiarazioni dell’onorevole Giarrusso sulla presunta esistenza di un accordo segreto tra il Ministero dell’Istruzione e la CEI, degli onorevoli Frassinetti e Bucalo, giovedì 12 Giugno 2020 

Relativamente al bando di concorso per l'assunzione degli insegnanti di religione, interviene l'On. Paola Frassinetti e l'On. Ella Bucalo
On. Bucalo: "Ringrazio il Vice Ministro della sua presenza, il 20 maggio scorso, durante una video conferenza organizzata dall'ANAPS sul precariato, l'On. Giarrusso ha dichiarato pubblicamente che c'è ed esiste un accordo segreto tra il Ministro dell'Istruzione e la CEI, che per oggetto il prossimo bando di concorso per gli insegnanti di religione.Premesso che questo accordo non è stato mai presentato, né è stato mai discusso nelle competenti commissioni di competenza, né in altri contesti istituzionali e sopratutto questo accordo è sconosciuto dalle Regioni e sappiamo tutti che la legge 186 del 2003, definisce la dotazione organica degli insegnanti di religione, articolata su base regionale, quindi l'accesso ai ruoli avverrà con il superamento di concorsi per esami e titoli indetti su base regionale.Allora chiedo al Vice Ministro qui presente, se corrisponde al vero l'esistenza di questo accordo, perché se così fosse, è un atto veramente grave da parte del Ministro, perché il Ministro non può fare un accordo segreto, il Ministro si deve attenere ad essere trasparente su tutto il suo operato. Grazie". 

Vice Ministro Ascani: " In merito alla questione da lei posta è utile inquadrare l'assetto normativo di riferimento, che trova il suo fondamentale riferimento nella legge 121 del 1985. Con essa è stata data esecuzione alle modifiche apportate dal Concordato Lateranense, dall'accordo intervenuto il 18 febbraio 1984 fra lo Stato italiano e la Santa Sede, dal successivo D. P. R. 751 del 1985, che ha resa esecutiva l'intesa raggiunta tra l'autorità scolastica italiana e la CEI, per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. L'obbligo di assicurare l'insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado è adempiuto art. 9 c. 2 dell'accordo con la Santa Sede e pt. 5 del protocollo addizionale con il ricorso ai docenti riconosciuti idonei dall'autorità ecclesiastica, nominati d'intesa con quest'ultima.A tale primo quadro normativo ha fatto seguito la legge 186 del 2003, che ha istituito due distinti ruoli regionali del personale docente di religione, articolati per ambiti territoriali, coincidenti con le diocesi e corrispondente ai due cicli scolastici previsti dall'ordinamento. In oltre, la consistenza dell'organico è determinata nella misura del 70% e del 30% dei posti complessivamente funzionanti. Su tale quota di posti funzionanti, sono possibili le immissioni in ruolo, che avvengono all'esito di specifiche procedure concorsuali. In particolare, l'accesso al ruolo di insegnamento, avviene in base a quanto previsto in art. 3 della l. 186, di norma con un concorso ordinario con frequenza triennale, tenuto conto dei titoli di studio richiesti in base all'aggiornata intesa tra il Mistro dell'Istruzione e il Presidente della CEI per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, firmata il 28 giugno 2012 e recepita con D. P. R. 20 agosto 2012 n. 175. In oltre, l'art. 5 della medesima legge prevede che solo il primo concorso sia riservato, per titoli e servizio svolto ed è quanto avvenuto nel 2004 con conseguente adozione di graduatoria avente validità triennale, quindi fino al 2007. A tale primo concorso, non hanno poi fatto seguito ulteriori procedure selettive. In conformità a tale quadro di riferimento, è intervenuto il recente D. L. n. 126 del 2019, con l'art. 1 bis c. 1 e 2, il quale ha autorizzato il Ministero dell'istruzione a bandire entro l'anno 2020, previa intesa con il presidente della CEI, un concorso per la copertura dei posti per l’insegnamento della Religione Cattolica, che si prevede siano disponibili e vacanti negli anni 2020 - 2021 al 2022 - 2023. Tuttavia il medesimo articolo prevede che nelle norme dell'espletamento del nuovo concorso, continuino ad essere effettuate le immissioni in ruolo mediante lo scorrimento delle graduatorie generali di merito del precedente concorso 2004 sopracitato. A tal proposito il Ministero in attesa della sottoscrizione della prevista intesa, ha avviato il 12 maggio scorso uno specifico monitoraggio, per il tramite degli Uffici Scolastici Regionali, al fine di verificare l'attuale stato delle graduatorie del 2004 e in modo da potersi procedere a medio termine, qualora la procedura concorsuale non si svolga e termini per il 2020 con lo scorrimento delle stesse come richiesto dal legislatore. Pertanto alla luce del seguente quadro normativo, occorre evidenziare che l'intesa tra il Ministero dell’Istruzione e la CEI rappresenta il presupposto giuridico necessario all'avvio, come da tutti auspicato, del nuovo concorso per il reclutamento degli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche. A tale riguardo, la informo che è attualmente in corso la costituzione di uno specifico tavolo di lavoro che si occuperà proprio della realizzazione dell'intesa".

On. Frassinetti: "Nel merito FDI non è d'accordo con questa risposta, perché non fa nessun accenno a questo accordo che è stato ribadito pubblicamente da un deputato europeo, quindi da un personaggio politico autorevole. Nelle risposte noi non troviamo la soluzione per gli insegnanti di religione che da oltre vent'anni aspettano di essere assunti, ma troviamo la prospettazione di un concorso, mentre FDI ha anche presentato un emendamento al Decreto Scuola dove propone l'istituzione di una graduatoria per titoli ai fini dell'assunzione degli insegnanti di religione su posti vacanti per gli insegnanti con più di 24 mesi. Oltre tutto si segnala che questi insegnanti sono in possesso di una abilitazione diocesana ed è da vent'anni che aspettano una regolarizzazione. Quindi purtroppo anche in questa risposta noi relativamente al fatto che ci sia una nuova procedura concorsuale, segnaliamo che comunque i posti non sarebbero sufficienti e che quindi sia necessario procedere all'istituzione di una nuova graduatoria. Detto questo, ci auguriamo per il futuro che questi messaggi, in un momento così delicato per la nostra scuola, così fuorvianti non siano più messi in atto da persone che dovrebbero avere una responsabilità istituzionale, perché la confusione, l'incertezza che sta connotando questo periodo, relativamente alla scuola italiana in ogni settore, deve essere comunque contrastata in nome di una chiarezza e di una linearità che è quello di cui la scuola italiana ha bisogno".



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