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Relazione della prof.ssa Roberta Falagiani Benini tenuta alla convention Scuola, Società e Giustizia


Napoli, 3 agosto 2020


Buonasera a  tutti. Sono la professoressa Roberta Falagiani Benini e faccio parte del Sindacato Anaps, Associazione Nazionale Autonoma Professionisti della Scuola. Prima di iniziare vorrei ringraziare l’Onorevole Flora Frate per l’invito e il governatore De Luca, invito che abbiamo accettato volentieri anche perché la Campania è stata la prima regione che ha messo su questo tavolo di dibattito così importante e la scuola ne fa parte di questo importante tavolo di confronto. In questo particolare momento storico ciò che appare limpido ed evidente è il grave stato d’incertezza globale che tutto circonda, non solo a livello pandemico e di pericolo per l’incolumità di tutti i cittadini, ma anche per le incertezze legate ai nuovi scenari sociali inevitabilmente modificati dall’emergenza. Tutto ciò ha creato uno stato di precarietà a più livelli. Tale stato ha interessato inevitabilmente anche il mondo della scuola. In tale ambito, tra l’altro, il termine precario ha assunto quasi una funzione endemica nella struttura stessa della scuola. La pandemia ha paralizzato completamente il paese  e, quelle poche forme di ripresa allo stato attuale delle cose, sembrano ancora molto distanti da quello che dovrebbe essere il nostro “normale” vivere quotidiano. Navigare a vista, in un oceano inedito che si fatica a conoscere, necessità di audacia e prudenza: compiere scelte audaci, inedite ma comunque ponderate. Come sindacato di categoria del mondo della scuola e, soprattutto come insegnanti che hanno vissuto e vivono dall’interno tale complessa realtà, mostriamo molta preoccupazione per lo scenario futuro che va a prospettarsi, principalmente in quelle regioni dove non si sta cercando di creare nuovi posti di lavoro, con procedure che aiutino a stabilizzare precari storici che col loro lavoro hanno aiutato , non dico a superare, ma ad affrontare l’emergenza Covid . Un lavoro, il cui proseguimento, in questo scenario segnato dalle incertezze, è segno di riconoscimento, di garanzia, di fiducia nelle capacità e nella passione di individui che, semplicemente nell’espletamento delle loro mansioni, vedono riconoscersi la propria dignità di uomo e donna. Il precariato è una categoria che ha subito numerosi attacchi nell’ultimo periodo. Il governo, sordo e impassibile di fronte a qualsiasi tipo di confronto, sociale, sindacale, politico e anche e soprattutto culturale, di certo non è riuscito a fermare la loro tenacia. La paura verso il futuro – cosa succederà il prossimo anno scolastico? – non ha di certo fermato questi professionisti che da anni, ripeto, da anni!, prestano servizio avendo sempre come punto di riferimento il ben dei  ragazzi, dei loro ragazzi. Ci chiediamo, e lo facciamo a voce alta e con il volto scoperto, se non ci sia un vero e proprio disegno politico che vuol rendere questa categoria di insegnanti, quella dei precari storici , una tipologia di lavoratori da escludere a priori, con la stessa tipologia di intervento che ha interessato anche l’annoso dibattito relativo alle scuole paritarie. E’ chiaro a tutti che l’emergenza Covid, che avrebbe potuto essere un modo super partes per far convergere e riequilibrare tutti quelli aspetti sospesi sia del sociale sia della scuola (diamo per scontato la intimissima connessione tra le due cose, cosa che, purtroppo non sempre e chiara a tutti), facendo convergere tutte le forze verso  una nozione di “bene comune”, largamente necessaria in periodi di emergenza. Le istituzioni, invece, come s’è visto, hanno navigato verso l’opposto,  verso un orizzonte che solo essa vede – o immagina di vedere.   A settembre lo scenario sarà drammatico: insegnanti, lavoratori, che hanno fatto e fanno moltissimi sacrifici, anche lontano da casa, si troveranno nell’incertezza più assoluta. Dove saremo? O peggio, lavoreremo?  Mai, come in questo particolare periodo storico, il concetto di continuità didattica doveva essere tutelato, per ovvi motivi. In una scuola che si sta reinventando, per cercare di poter ripartire con una mondialità il più possibile prossimo alla normalità, con nuove forme di orario, scaglionamenti di entrate e uscita, classi divise e didattica a distanza…  cambiare molti marinai in una barca in tempesta, è cosa saggia? Noi pensiamo di no. Concludo citando una frase di frase di Papa Francesco che dice: “Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla”.



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