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Appello per una maggiore attenzione al benessere psicofisico degli insegnanti



Un bravo insegnante, raccontava una volta un grande psicoanalista come Moustapha Safouan, si riconosce da come reagisce quando, salendo in cattedra, gli capita di inciampare. Cosa saprà fare di questo inciampo? Ricomporrà immediatamente la sua immagine facendo finta di nulla? Rimprovererà con stizza le reazioni divertire dei ragazzi? Nasconderà goffamente il suo imbarazzo? Oppure prenderà spunto da questo imprevisto per mostrare ai suoi alunni che la posizione dell’insegnante non è senza incertezze e vacillazioni, che non è al riparo dell’imprevedibilità della vita? Abbiamo, da poco, celebrato la Giornata mondiale degli insegnanti ma quanto diventa davvero occasione di riflessione su una professione di importanza strategica per migliorare il presente e costruire un futuro per le nuove generazioni?  Quanto si presta attenzione a quei fattori di rischio che rischiano di far scadere le condizioni lavorative e minacciare il mantenimento del benessere individuale e collettivo nelle istituzioni scolastiche e non solo? Stiamo per entrare nel terzo anno di questa situazione emergenziale legata alla pandemia per Covid19 ma quanti a tutti i livelli si sono occupati o preoccupati di riconoscere il giusto tributo a una classe docente anch’essa segnata da momenti difficili in cui si è dovuta reinventare per affrontare questa sfida epocale? In questo primo mese di avvio del nuovo anno scolastico la scrivente OO.SS. ha ricevuto non pochi appelli di “aiuto”, riflessioni pregne di amarezza da parte di chi condivide questo mestiere sempre bello, ma allo stesso tempo sempre più impossibile. Diversi colleghi non si sentono quasi più in grado di corrispondere alle richieste o attese riposte in loro per via del sempre maggiore stress lavoro-correlato, una condizione spesso accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale. Colleghi sempre più a rischio burnout che si caratterizza per depersonalizzazione, sfinimento emotivo, riducendo la realizzazione personale. Tutto questo può influenzare il contesto lavorativo, il rapporto con gli studenti, la vita personale fino a diventare una condizione di esaurimento, fatica psicologica e fisica. L’introduzione massiva della tecnologia per sopperire alle attività in presenza invoca, ormai, un vero e proprio “diritto alla disconnessione” che non può tradursi con la semplice disattivazione delle notifiche del cellulare o nell’evitare la lettura dei messaggi da parte del docente di turno, magari oberato da compiti di coordinatore, funzione strumentale o ruolo di referente, bensì in una  vera e propria regolamentazione con espliciti divieti di inoltro/lettura di comunicazioni varie in determinate fasce orarie e in alcuni giorni della settimana rispondendo alla sempre più necessaria esigenza di “staccare la spina” per “ricaricare le pile” e godersi, magari, una serena vita privata e/o familiare. Sempre più spesso, inoltre, il docente si fa carico dei compiti della segreteria che in questi ultimi anni sta attraversando un momento di crisi minando la professionalità stessa e la qualità dei servizi erogati dalla stessa. La dirigenza, poi, caricata sempre più di responsabilità si trova a gestire situazioni sempre più complesse e a invocare sempre più una maggiore corresponsabilità con la parte docente brandendo sovente il danno erariale, la negligenza, la “culpa in vigilando”, come strumenti coercitivi anziché l’invito sereno alla cura dei discenti da parte del “primum inter pares” che troppo spesso dimentica di essere stato a sua volta docente. E vogliamo parlare delle riunioni collegiali convocate senza adeguato preavviso, della mancanza delle LIM nelle classi, di infrastrutture carenti, della scomparsa delle aule docenti che consentivano anche una pausa caffè con qualche chiacchiera tra colleghi, della carta per fotocopie comprata a proprie spese, di corsi di formazione/aggiornamento calati dall’alto senza ascoltare le reali esigenze dei docenti etc. etc.? Facciamo tanti corsi sulla sicurezza ma non riscontriamo l’obbligo da parte del datore di lavoro di rilevare lo stress lavoro-correlato ed il rischio psicosociale nei propri dipendenti contemplato dalla direttiva europea 89/391 CEE recepita in Italia con il d.lg. 81/08. Questo vuole essere un accorato appello a diffondere e promuovere la cultura del benessere degli insegnanti, la richiesta di monitorare quei fattori di rischio che impattano negativamente sulla salute degli insegnanti e di tutti coloro che partecipano alla vita scolastica, alunni compresi. Confidando nell’accoglimento del presente invito a migliorarci l’occasione è gradita per porgere cordiali saluti.                                                                                                                                                                                                                     
Per COnfsal Anaps
Segretario Regionale Molise                                                                                                                                              
Prof. Renato Matteo Imbriani



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